Cronaca 10 luglio
(10 luglio 2019)

La giornata si apre insieme con la concelebrazione eucaristica presieduta in lingua spagnola dal Vicario generale dell’Ordine, fr Julio César Bunader. Nel Vangelo ascoltiamo la chiamata e l’invio dei dodici, che interpella la nostra vocazione e la nostra vita.

 

La preghiera del mattino, insieme ai molti giovani che pregano con noi in numerose lingue, dilata il nostro cuore a tutto il mondo e in particolare alle nostre fraternità e ai nostri paesi d’origine.

 

Ci ritroviamo poi, come ogni mattina, ad ascoltare la riflessione biblica di fratel John, che ci consegna il brano biblico di oggi: un testo dell’Apocalisse (cap. 3), cioè la lettera alla chiesa di Laodicea, rimproverata di essere tiepida, ma alla quale il Signore dice: “Ecco, sto alla porta e busso”. Alla luce del tema dell’ospitalità, che ci è proposto questa settimana, siamo invitati ad aprire la porta e ad ospitarlo nella nostra casa.

 

Il pranzo, come ogni giorno, è caratterizzato da una sobrietà più che francescana, ma anche da una gioia altrettanto francescana, e lo viviamo nella condivisione con tanti giovani fratelli e sorelle che ci contagiano con la loro allegria. 

 

Il pomeriggio ci vede riuniti per ascoltare la riflessione di frère Alois, priore di Taizé, che affronta il nostro tema del dialogo sviluppando la sua riflessione attraverso quattro punti. Al primo posto egli pone l’importanza della preghiera, soprattutto della preghiera di lode: attraverso essa si rimane in contatto con la fonte della fede, e quindi da essa parte ogni impegno di dialogo. Un secondo importante luogo di dialogo è l’ascolto e l’accompagnamento di coloro che Dio ci affida: l’esperienza dell’accoglienza di migliaia di giovani a Taizé insegna l’importanza di questa disponibilità all’ascolto. Forse oggi, nella Chiesa, non è abbastanza sviluppato questo ministero dell’ascolto? Una terza dimensione del dialogo è quella del cammino ecumenico alla ricerca dell’unità, che caratterizza la fisionomia di Taizé e della sua comunità, formata da monaci di differenti confessioni religiose. “Amare Cristo, amare la Chiesa, amare l’unità è una sola cosa”. È urgente fare nuovi passi concreti di riconciliazione tra le diverse confessioni, cercando di imparare a vivere le differenze (che ci sono e possono rimanere) senza divisioni. Infine, l’ultima riflessione riguarda la sfida del dialogo con i credenti delle altre religioni. L’esperienza dei monaci di Taizé, soprattutto nelle loro comunità che vivono in paesi a maggioranza musulmana, come il Bangladesh o il Senegal, consiste da molti anni nella semplice condivisione della vita quotidiana, senza perseguire dialoghi a livello religioso. Più recentemente si è iniziato a intraprendere qualche piccola iniziativa di scambio spirituale, ad esempio nella preghiera. L’icona evangelica di tale accoglienza ci è offerta da Gesù stesso, nel suo dialogo con la donna cananea (Mt 15, 21 ss), che davanti alla fede di lei si apre ad una accoglienza senza riserve. 

 

La riflessione nei piccoli gruppi, nella seconda parte del pomeriggio, ci permette di approfondire il nostro tema alla luce del contributo e dell’esperienza di vita di tanti fratelli che vivono in paesi e culture diversi: la ricchezza della nostra fraternità internazionale si manifesta pienamente in questi momenti di scambio, dove la parola dialogo è declinata in lingue, modalità e prospettive tanto diverse.

 

Alcuni frati, inoltre, hanno proposto un workshop ai tanti giovani presenti a Taize: un modo concreto per far conoscere l’esperienza di San Francesco e il suo carisma. 

 

Dopo la cena, la preghiera della sera ci raccoglie tutti nella lode al Signore per il dono di questa giornata e nella fraterna intercessione per i bisogni del mondo.

 

“E fu sera e fu mattino… terzo giorno”. 

 

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