Presenza francescana

Un fratello di Taizé e un frate minore testimoniano

Già molto giovane, frère Roger è colpito dalla personalità di San Francesco, dalla sua radicalità attinta dal Vangelo. La sua ammirazione è tale che difficilmente osa fare riferimento a lui per sostenere la propria ricerca. Tuttavia, egli descrive come "d'ispirazione tutta francescana" alcune parole della prima, brevissima regola che mette a punto nel 1940: "Permeati dello spirito di misericordia e della gioia del Vangelo. Semplifica sempre più il tuo modo personale di vivere".

 

In questo anno 1940, si stabilisce a Taizé. Ma è incominciata la guerra mondiale e, dopo due anni, è costretto a tornare in Svizzera, suo paese d'origine, e rimanervi dal 1942 al 1944. Appena tornato a Taizé con i suoi primi fratelli, esprime il desiderio di conoscere un francescano ed è così che, il martedì di Pasqua del 1945, fra Jérôme Darmancier, del convento di Mâcon, si reca a Taizé. Questi racconta con entusiasmo le ventiquattro ore che trascorre presso la neonata comunità, egli parla di "freschezza evangelica travolgente nella sua novità". Frère Roger e gli altri fratelli vanno poi a far visite ai francescani di Mâcon.

 

Fra Damien Gregoire arriva a Macon nel 1946 e gradualmente sviluppa una forte relazione con Taizé. Successivamente diviene provinciale della provincia di Lione e continua a recarsi spesso a Taizé. Frère Roger ha fiducia in lui, si affida al suo ministero di sacerdote e invita chi dei suoi fratelli lo desidera di fare lo stesso.

 

La figura di San Francesco continua a colpire il giovane priore di Taizé che vede in lui il modello di un atteggiamento corretto nei confronti delle fragilità della Chiesa: "Esiste nella storia un testimone di autentica riforma, San Francesco Assisi. Egli ha sofferto per la Chiesa e l’ha amata sull’esempio di Cristo. Egli avrebbe potuto giudicare le istituzioni, i costumi, l’ostinazione di certi cristiani del suo tempo. Egli non ha voluto. Ha preferito morire a se stesso; ha atteso con un’ardente pazienza; e la sua attesa, bruciante di carità, ha suscitato un giorno dei rinnovamenti (L’oggi di Dio, 1959).

 

Con Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II si apre un nuovo periodo per Taizé. L'accoglienza dei pellegrini si allarga e frère Roger desidera una presenza cattolica. È assicurata molto presto da alcune suore, da un benedettino, ma è soprattutto ai figli di San Francesco che egli pensa. Il suo desiderio si realizza e una piccola fraternità francescana si stabilisce sulla collina il 6 aprile 1964.

La presenza di questa fraternità francescana assume due aspetti fondamentali

Da un lato, è un segno ecumenico, eccezionale in quel tempo e percepito come tale da molti ambienti di Chiesa. I frati francescani partecipano, indossando i loro abiti marroni a tutte le preghiere della comunità di Taizé, così come lo fanno anche il Padre ortodosso Damaskinos, che vive a Taizé, e i monaci greci o bulgari che a periodi lo raggiungono. I francescani prendono anche parte all'accoglienza. Inoltre, nel 1966, fraLouis Coolen è nominato parroco di Taizé e Ameugny dal vescovo di Autun.

 

D'altra parte, nella casa del villaggio, molto semplice per non dire rudimentale, dove vivono, i francescani sono liberi di praticare il rinnovamento conciliare, vivere una vita piena della freschezza della vocazione di San Francesco. Altri francescani di molti paesi trascorrono qualche giorno o alcuni mesi insieme a loro.

Fra Thaddée Matura diventa rapidamente un uomo di fiducia di frère Roger. Con la finezza delle sue intuizioni, lo aiuta in particolare a trovare come reagire alla crisi che colpisce la gioventù nel 1968. Nel 1970, frère Roger gli chiede di accompagnarlo nella visita al patriarca Atenagora di Costantinopoli.

 

Nel giugno 1968, un francescano di origine italiana, Francesco, che fa parte della fraternità, arriva alla tappa della sua professione solenne. Nonostante lo sciopero delle comunicazioni e dei trasporti in Italia e in Francia, ha luogo una memorabile celebrazione nella Chiesa della Riconciliazione. Francesco affida la sua vita a Dio e ai suoi fratelli nelle mani del Provinciale della provincia di Milano e di quello della provincia di Lione, con a fianco a loro frère Roger e padre Damaskinos. Francesco è giovane e spontaneo, per andare ad abbracciare sua madre ei suoi amici di Milano, scavalca il muro di cemento che ancora circonda i fratelli. La sera stessa frère Roger ne annuncia la prossima distruzione, prevista per semplificare la sistemazione della chiesa.

 

Sulla base dell'esperienza della collina borgognona, alcuni frati minori e alcuni fratelli di Taizé vivono insieme in fraternità negli Stati Uniti dal 1966 al 1971. Prima essi abitano per un anno in un quartiere completamente nero di Chicago e poi nel 1967 traslocano in un quartiere vicino, anch’esso molto povero. Chiamati da altri impegni, i fratelli di Taizé lasciano Chicago nel 1971, ma i francescani continuano questa presenza.

 

Col passare degli anni, frère Roger è inquieto per l'evoluzione del movimento ecumenico. La spontaneità profetica di Giovanni XXIII è scomparsa. I segretariati ecumenici sono stati creati ovunque, il dialogo si è istituzionalizzato, ma l'unità dei cristiani non si realizza. Vede i cristiani separati come se viaggiassero in treni su binari paralleli, si fanno segni amichevoli, ma per definizione le parallele non s’incontrano mai.

 

Allo stesso tempo s’interroga sul cammino di Taizé: saremmo anche noi sul punto, senza rendercene conto, d’installare un tale parallelismo? Essendo i francescani la comunità cattolica, i fratelli di Taizé rappresenterebbero una comunità esclusivamente protestante. Per evitare questa trappola, cerca come i frati minori potrebbero integrarsi di più nella comunità, partecipare alla vita dei fratelli, non essere una realtà a parte. Ma da parte loro i frati minori temono di perdere la loro identità e soprattutto questa bella realizzazione di una fraternità vicina allo spirito delle origini.

 

Questa riflessione è giunta nel 1972 a una conclusione: la fraternità francescana si sposta in Provenza, a Grambois, mentre nel 1969 si è aperta la possibilità per giovani cattolici ad essere fratelli di Taizé, diventando così la comunità pienamente ecumenica.

L’amicizia reciproca, tuttavia proseguirà, suggellata in particolare da una settimana francescana a Taizé, dal 30 agosto al 2 settembre 1992, con 250 francescani provenienti da tutti i continenti, alla presenza del Ministro generale Herman Schalück, seguita poco dopo da un pellegrinaggio di 20 fratelli di Taizé, con frère Roger, ad Assisi il 24 e 25 settembre 1992. È forse l'inizio di una tradizione? Nell'aprile 2014, frère Alois ha fatto a sua volta un pellegrinaggio ad Assisi con i giovani fratelli che si preparano al loro impegno per la vita, e nel settembre dello stesso anno, il Ministro generale Michael Perry ha trascorso una settimana a Taizé con il suo definitorio, raggiunto il mercoledì da un centinaio di giovani frati minori.

 

La settimana francescana del luglio 2019 si colloca nella stessa prospettiva.

 

Frère Charles-Eugène, Taizé

Nel 1964, al tempo del Concilio Vaticano II, quando frère Roger ha manifestato il desiderio di avere a Taizé la presenza di un piccolo gruppo di religiosi cattolici per accogliere con i suoi fratelli i numerosi cattolici che incominciavano ad affluirvi, ha spontaneamente pensato ai francescani di Macon che conosceva da anni. Fece appello a fra Damien, allora provinciale di Lione, confidente di lunga data. Questi, dopo aver ottenuto l'accordo di Roma, autorizzò una fondazione stabile di alcuni frati. Una piccola fraternità di quattro o cinque di diverse nazionalità, francese, belga, canadese, italiana, olandese, vi si stabilì a partire dall'autunno del 1964 e vi rimase per otto anni. I frati erano come uno dei nuclei che formavano allora la comunità di Taizé. Per quanto mi riguarda, accolto da frère Roger, che subito mi ha onorato di fiducia e di una vera amicizia, vi ho vissuto, credo, i migliori anni della mia vita.

 

Poiché i membri della fraternità stavano cercando una rinnovata vita francescana, ci siamo sforzati di realizzare ciò che pensavamo fosse il vero progetto francescano. Trasportati dall'ambiente e dall'atmosfera di Taizé, stimolati da ciò che viveva la comunità, autonomi pur essendo inseriti nella sua vita, scoprivamo, per così dire, la nostra stessa vocazione. La struttura materiale della nostra piccola fraternità assomigliava, almeno all'inizio, a Rivotorto: vecchia casa fatiscente del villaggio, con tre stanze, dove oltre all'acqua e all'elettricità non c'erano né sanitari né riscaldamento. La bella e semplice preghiera di Taizé a cui partecipavamo, pur mantenendo la nostra specificità, anticipava già quella che sarebbe stata liturgica del Concilio che stava finendo e del quale si incontravano i "Padri" durante le loro visite a Taizé - invitati da frère Roger, allora osservatore al Concilio. Tra noi stavamo imparando una vita in piccola fraternità: uguaglianza e responsabilità di tutti, frequenti scambi, trasparenza e semplicità nelle relazioni, condivisione di compiti domestici e accoglienza dei visitatori.

 

Eravamo in stretta comunione con il Ministro provinciale di Lione, Damien Grégoire, uomo di apertura e ascolto. Quello che cercavamo di vivere era riconosciuto e approvato, grazie a lui e a Taizé, anche dalle autorità romane, il Sant'Uffizio! Era per noi una specie di primavera francescana ...

 

Tra i fratelli di Taizé e noi c'era già qualcosa di profondamente comune. I francescani celebravano la messa nella cripta per i cattolici e assistevano alla celebrazione protestante della cena quando aveva luogo, senza poter comunicare alla stessa eucaristia. Non dovevano lasciare o nascondere le convinzioni cattoliche, ma nulla nella fede e nel comportamento dei fratelli di Taizé li stupiva o scandalizzava. Alcuni di loro si rivolgevano ai francescani preti per essere ascoltati in confessione, e questi li accoglievano, anche se non era né previsto né permesso a livello canonico.

 

Durante gli otto anni della loro presenza a Taizé, molti membri della famiglia francescana vi sono passati. Il ministro generale dell'Ordine, il brasiliano Constantin Koser, è venuto a presiedere un incontro dei responsabili francesi e tedeschi dei francescani. Frère Roger si era affezionato a lui e da allora, ogni volta che andava a Roma, gli faceva visita. Lo ha fatto anche con i successivi Ministri generali fino alla sua morte.

 

Con l'ingresso di fratelli cattolici nella comunità di Taizé, la nostra presenza non aveva più ragione pastorale. Ma anche dopo la partenza della fraternità nel 1972, i contatti non si sono fermati. Nel 1992, oltre cento giovani francescani d'Europa, insieme al Ministro generale Hermann Schalück, hanno soggiornato a Taizé. Visita fraterna che i fratelli di Taizé hanno restituito andando a pregare alla Porziuncola di Assisi. L'amicizia tra Taizé e i francescani continua confrère Alois, successore di frère Roger; durante le sue visite a Roma non manca di salutare il Ministro. Da parte sua, l'attuale Ministro, Michael Perry, è venuto a Taizé nel 2014 con il suo consiglio per accompagnare un folto gruppo di giovani francescani.

Il dinamismo di Taizé, la sua continuità e la sua irradiazione, si basano sulle intuizioni spirituali di frère Roger. Ciò che ha scoperto, vissuto e proposto era la vita vera secondo il Vangelo: semplice, gioiosa, fraterna, misericordiosa. Era la stessa scoperta fatta otto secoli prima da Francesco d'Assisi, che si è mantenuta bene o male nella fraternità da lui fondata.

 

Non sorprende che i francescani che hanno vissuto a Taizé vi si sentano a casa e che i fratelli di Taizé si siano riconosciuti in loro. Perché questo è vero ecumenismo ...

 

Fra Thaddée Matura, frate minore

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